Sabra e Chatila: 35 anni senza giustizia. In memoria di Stefano Chiarini e Maurizio Musolino

 

Le mosche raccontarono il massacro, furono loro a farcelo capire: il 16 e il 18 settembre 1982, nel quartiere di Sabra e nel campo profughi di Shatila, alla periferia ovest di Beirut,  3.000 palestinesi furono uccisi dalle falangi cristiano maronite, dall’esercito del Libano del Sud  e con sostegno e complicità di Israele, che aveva lanciato la sua operazione “Pace in Galilea”, invadendo il paese per la seconda volta.

Una strage di tre giorni, tra uomini armati e persone accerchiate. La milizia comandata da Elia Hobeika con asce, coltelli e fucilazioni di massa tortura, stupra e uccide migliaia di rifugiati civili palestinesi indifesi, la maggioranza di essi bambini, donne e anziani, con l’esercito israeliano a impedire la fuga dei civili. L’allora ministro della Difesa israeliano Ariel Sharon fu successivamente accusato di essere a conoscenza dei fatti. L’Assemblea generale dell’Onu definì l’operazione un genocidio con una risoluzione approvata il 16 dicembre dello stesso anno. Come sempre succede non ne seguì alcuna condanna.

Nel 2010, George Sluizer, 78 anni, regista ebreo olandese, intervistato dalla rivista olandese Vrij Nederland,   ha affermato di essere stato testimone oculare del crimine a Sabra e Chatila nel 1982, ed ha accusato Sharon, allora ministro della Difesa d’Israele, di ”aver sparato da una distanza di dieci metri a due bimbi palestinesi, di due o tre anni, con una pistola. Ho visto tutto, ero vicino a lui. Ha visto anche il mio cameraman, Fred van Kuyk”.

Sandro Pertini: Io sono stato nel Libano. Ho visto i cimiteri di Sabra e Chatila. E’ una cosa che angoscia vedere questo cimitero dove sono sepolte le vittime di quell’orrendo massacro. Il responsabile dell’orrendo massacro è ancora al governo in Israele. E quasi va baldanzoso di questo massacro compiuto. E’ un responsabile che dovrebbe essere bandito dalla società”.

Per ricordare Stefano e Maurizio, per ricordare i martiri palestinesi, saremo sabato 23 Settembre 2017, a partire dalle ore 16.00 in Piazza San Babila, angolo Corso V. Emanuele, con interventi, video, mostre, canzoni e collegamenti.

Fronte Palestina

in Italia la tortura esiste, silenziosa, si insinua nelle coscienze ed uccide i prigionieri, chi la pratica e chi vi assiste.

Questo governo, come quelli precedenti pratica la tortura in maniera chiara e senza problemi. Mi chiedo perchè aspettarsi che prenda le distanze dall’Egitto di Al Sisi.

Da ottobre 2014 chi è sottoposto al regime 41bis dell’ordinamento penitenziario non può più ricevere libri né qualsiasi altra forma di stampa. Tutta la lettura è sottoposta a censura. E’ vietato leggere, studiare, tenere più di due libri in cella.

La casa circondariale dell’Aquila è oggi l’unico carcere, sul territorio nazionale, unicamente dedicato al 41 bis. Su 131 detenuti sottoposti a regime di carcere duro, 7 sono donne e “sono trattate peggio dei boss mafiosi”. Tra queste Nadia Lioce è l’unica prigioniera politica. Per quanto il 41-bis sia già un regime di detenzione speciale, al suo interno sono previste delle ulteriori aree riservate, nelle quali sono detenuti i prigionieri politici, allo scopo di aggravarne la condizione di isolamento.

Il 29 novembre 2014, il personale di Polizia penitenziaria della casa circondariale dell’Aquila, sottrasse alla disponibilità di Nadia Lioce materiale di cancelleria, libri e quaderni, condannandola al silenzio, a una condizione d’isolamento totale e perenne, all’inaccettabile limitazione della naturale estrinsecazione della personalità umana, con conseguente cancellazione dei più basilari e inviolabili diritti umani. Come altro può definirsi questo trattamento se non tortura? Questa tortura “bianca”, che punta ad annientare lentamente il corpo e la mente, ha già ucciso. “È accaduto a Diana Blefari, prigioniera nello stesso carcere dell’Aquila. “Era caduta in uno stato di profonda prostrazione e inerzia psicologica. Se ne stava rannicchiata tutto il giorno nel letto, con la coperta fino agli occhi e senza nessun cenno di interesse per il mondo”, racconta Elettra Deiana. “Piegata dal carcere duro, Blefari si suicidò il 31 ottobre del 2009″.

“La lettura è ossigeno per le coscienze” ha detto il presidente Mattarella, “Leggere ha a che fare con la libertà e con la speranza”.

Se succede qualcosa di irreparabile a Nadia abbiamo già conosciuto mandanti ed esecutori.

Crimini in Palestina

 

l’arresto in Palestina di Issa Amro, anche da voi riportato sul giornale di mercoledì, da parte delle forze collaborazioniste dell’Anp ci chiama tutti in causa.
Oramai non passa giorno senza che questa collaborazione con l’occupazione non si manifesti in tutta la sua ferocia e viltà, che umilia il popolo palestinese.
Ma umilia pure tutta la solidarietà che non prende una posizione chiara contro questa forma di collaborazione tra Anp, sionisti e gli USA.
Decenni di eroica resistenza viene annichilita da questi dirigenti che pensano solo al loro personale tornaconto, ad una solidarietà cieca che preferisce mostrarsi come le famose tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo.
In questa situazione emerge e si salva solo la sinistra palestinese che da anni, inascoltata, sta cercando di porre la questione dell’unità, ad un ritorno ai principi nazionali dei palestinesi, alla resistenza contro l’occupazione.
La sinistra palestinese, in particolare il FPLP, unica forza che sostiene la lotta dei prigionieri che da anni pongono, anche essi inascoltati, la questione dell’unità, della lotta fratricida tra Anp e Hamas.
Ringrazio il giornale che segue con onestà quanto avviene nella nostra amata Palestina.

Dichiarazione del FPLP sul martirio del compagno Raed al-Salhi

Dichiarazione del FPLP sul martirio del compagno Raed al-Salhi

Il Fronte popolare per la liberazione della Palestina e le Brigate Abu Ali Mustafa si uniscono alle masse del popolo palestinese per onorare il compagno Raed As’ad al-Salhi, 21 anni, morto per le ferite arrecate mentre si trovava in un ospedale sionista. Il compagno era stato ferito e rapito dall’occupazione israeliana nel mese di agosto.

Il Fronte porge le sue sincere condoglianze alla famiglia, ai compagni e agli amici di Raed, martire del campo profughi di Dheisheh, dell’Intifada e della resistenza palestinese. Si è unito al lungo elenco di martiri del popolo palestinese per mano dell’occupazione. È sempre stato presente nell’affrontare l’occupazione nella città di Betlemme, dove le forze di occupazione si sono spesso scontrate con la resistenza e la lotta del popolo palestinese.

Il campo di Dheisheh, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e tutta la Palestina hanno perso un combattente coraggioso, fedele ed impegnato per la liberazione del popolo palestinese dall’occupazione sionista.

Il Fronte Popolare si impegna a rimanere sullo stesso cammino per cui è stata presa la vita del martire: la via del ritorno, della resistenza e della liberazione. È fiducioso che i suoi compagni nel campo di Dheisheh, che hanno sempre avanzato la lotta e pagato con sacrificio profonde perdite, continueranno a sollevare la bandiera della resistenza all’occupazione sionista, nonostante la continua presa di mira dei compagni e delle compagne del campo da parte dell’occupazione.